everyday sexism · women in architecture

The unfair online treatment of Amanda Levete

Featured image: Timber Wave by AL_A – Victoria and Albert Museum, London design festival 2011 (from here)

Recently, I have been asked to write an article for a blog about the work of some female architects, in order to show readers that, even if the number of architectural practices founded and directed by women is low, women are still able to do architecture, signing projects worth millions of pounds with their own names. I then started to collect some material on Amanda Levete, founder of one of the most prestigious and active practices in the UK: AL_A. Reviewing online material, I became increasingly horrified by the articles I found about her. Starting with the Wikipedia website, which decided it was necessary, in order to better understand the character, to add in the right column (the one that usually contains brief info about the person, such as date and place of birth, occupation, awards…) the category “spouse(s)”. I then clicked on the entry for  her previous spouse and, obviously, there was no mention of Amanda or any other spouses in the right-hand column. I then checked more widely with Norman Foster, Renzo Piano, Richard Rogers and other male architects… they are apparently not married. Except for the fact that they all are!

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Not only Wikipedia, also Google Search thought that Amanda’s spouse was worth being in the two essential lines that describe her life. More important than her professional awards.

I couldn’t understand the point of the need to specify it for Amanda Levete, until I read the most ridiculous article written about an architect. It suggested that Levete was a very creative student but not particularly able in design.  It goes on to suggest that ‘her fortune’ was made once she had married a famous architect, older than her. Moreover, the recent incredibly fast success of her own practice, AL_A, is described, ironically, as the coincidence of her marriage with the director of the London Design Festival. Thanks to the use of unnecessary statements about her private life obtained from previous co-workers (group therapy in the office after her break up from her first husband?!? Was it strictly necessary to write this in a serious article?), the writer of the article (anonymous) decided that the evidence was grounded enough to conclude that her success is directly related to her capacity of being – in their words – a ‘social networker’. A mythological power typical of those women who reach powerful positions by forcing unaware victims, through magical potions, to gift them of their own work. And of course by marrying the right man at the right time because, obviously, behind every success of a woman, there is always a man.

Thank you, world wide web,  for this account of contemporary witch-hunting.


L’ingiusto trattamento offerto sul web nei riguardi di Amanda Levete

Immagine di copertina: Timber Wave by AL_A – Victoria and Albert Museum, London Design Festival 2011 (presa da qui)

Recentemente mi è stato chiesto di scrivere un articolo per un blog che parlasse del lavoro di alcune donne architetto, in modo da rendere partecipi i lettori del fatto che, anche se il numero di studi di architettura fondati e diretti da donne è limitato, le donne sono perfettamente in grado di fare architettura, e firmare progetti che valgono milioni di euro con il proprio nome. Per questo ho cominciato a ricercare del materiale su Amanda Levete, fondatrice di uno dei più famosi e attivi studi in Gran Bretagna: AL_A. Man mano che leggevo il materiale trovato online diventavo sempre più inorridita dagli articoli pubblicati nei suoi riguardi. A cominciare da Wikipedia, che ha ritenuto necessario, per meglio delineare il personaggio in questione, aggiungere il campo “sposo(i)” nella colonna a sinistra della pagina (ovvero quella che di solito contiene brevi informazioni tipo data e luogo di nascita, occupazione, premi…). A quel punto ho seguito il link che rimandava al suo ex marito e, ovviamente, sulla colonna di destra della sua pagina Wikipedia non c’era nessun riferimento ad Amanda, o ad altre mogli. Così, prima di iniziare a pensare male, ho fatto una ricerca più approfondita su Norman Foster, Renzo Piano, Richard Rogers e altri architetti uomini… a quanto pare nessuno di questi risulta sposato. Eccetto per il fatto che tutti lo sono!

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Non solo Wikipedia, anche la ricerca di Google ha ritenuto necessario dare informazioni riguardo il marito di Amanda Levete nelle 2 righe di descrizione della sua vita. Informazione, a quanto pare, piu’ importante dei premi professionali che lei ha ricevuto.

Non riuscivo a capire il motivo per il quale fosse stato necessario specificare questo particolare per Amanda Levete, finché ho letto l’articolo più ridicolo che si possa scrivere nei riguardi di un architetto. Questo suggerisce che Levete fosse una studentessa molto creativa, ma non particolarmente abile nella progettazione. Poi continua sostenendo che la sua “fortuna” fosse iniziata subito dopo aver sposato un famoso architetto, molto più grande di lei. Inoltre, l’incredibilmente rapido successo del suo nuovo studio AL_A, è descritto, ironicamente, come la coincidenza del suo secondo matrimonio con il direttore del London Design Festival. Avvalendosi dell’uso di dichiarazioni decisamente non necessarie, rilasciate da colleghi passati a proposito della sua vita privata (come le sedute di terapia di gruppo fatte nel suo ufficio dopo il divorzio dal primo marito… è un dettaglio così necessario da scrivere in un articolo serio?), l’autore dell’articolo (anonimo) ha deliberatamente deciso che l’evidenza fosse così chiara da poter concludere che il successo di Amanda sia direttamente legato alla sua capacità di essere, letteralmente scritto, una “arrampicatrice sociale”. Queste donne mitologiche che, attraverso l’uso di pozioni magiche, raggiungono posizioni di potere forzando vittime ignare ad offrire loro il frutto del proprio lavoro. Ed inoltre sposando l’uomo giusto al momento giusto perché, ovviamente, dietro il successo di un donna ci deve essere necessariamente un uomo.

Grazie, internet, per questo esempio di caccia alle streghe contemporaneo.

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3 thoughts on “The unfair online treatment of Amanda Levete

  1. La storia della Levete ricorda quella di Benedetta Tagliabue: entrambe diventano popolari in seguito alle collaborazioni con i corrispettivi partner e compagni di vita (poi defunti). Se questo puo’ consolarci, wikipedia appare piu’ corretta nei confronti dell’architetto italiano: https://en.wikipedia.org/wiki/Benedetta_Tagliabue
    Cio’ nonostante sono sicura di aver letto diversi articoli nei quali la figura di Enrico Miralles viene enfatizzata (tra le righe) come chiave prima del successo.
    Prima di venire alla ribalta qualsiasi architetto uomo o donna avra’ certamente collaborato con qualche personaggio che avra’ avuto un certo influsso sul suo pensiero ed approccio architettonico .
    Il perche’ il web o chi scrive senta che sia opportuno sottolineare l’importanza nel personaggio di cui sopra, avviene solo, chissa’ perche’, se e’ di sesso maschile. ( vedi, tanto per citare uno dei tuoi articoli…Denise Scott-Brown and Robert Venturi, Aino and Alvar Aalto, Alison and Peter Smithson) .
    E comunque, non me ne volere, ma e’ chiaramente una provocazione, il dubbio sul se la Levete o la Tagliabue, senza i loro uomini oggi sarebbero dove sono a me sorge.

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    1. Ciao! Ti ringrazio per questo interessante confronto e per la provocazione, che capisco pienamente. In effetti credo che tu abbia ragione quando dici che spesso è attraverso gli uomini che le donne, seppur talentuose, sono in grado di raggiungere posizioni di notorietà. Ma quello che mi convince di meno è il motivo per cui questo accade: consideriamo gli uomini come causa di questo processo, ma sicuramente il tutto è conseguenza di un sistema di ingiustizie ancora piú ampio, che inserisce sempre gli uomini in una posizione privilegiata da cui possono “autorizzare” il talento delle donne, come veri e propri talent scouts. Il sistema che prevede che qualcuno che ha esperienza influenzi il pensiero e l’approccio architettonico di qualcuno meno esperto è giustissimo (del resto è quello che accade in ogni settore), piuttosto è sbagliato dare per scontato che le donne siano sempre dalla parte di chi ha ancora da imparare.
      Inoltre, la collaborazione di Benedetta Tagliabue con Enrico Miralles avveniva nel 1991, e purtroppo questo va ancora una volta a confermare che le cose negli ultimi 25 (!) anni non sono affatto cambiate.

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      1. Molto interessante questo articolo.
        Proprio pochi giorni fa stavo leggendo spezzoni di biografia online su Coco Chanel, effettivamente anche in quel caso veniva enfatizzata molto la parte relativa ai suoi amanti ed all’influenza che questi avevano avuto sulla sua carriera, inoltre su wikipedia sembra proprio che siano stati loro gli artefici del suo successo.

        La cosa che mi ha colpito davvero tanto sono stati i dubbi nati in me dopo la lettura degli articoli ed ora mentre scrivo. Mi sono chiesta e mi chiedo se sono troppo severa, se in realtà dato il periodo e le scarse finanze di Chanel senza quell’aiuto lei sarebbe (comunque) arrivata dove ora Lagerfeld progetta in suo nome.

        Proprio qui sbaglio, nel fatto di stare al loro gioco e di farmi assalire dai dubbi , perché innumerevoli geni hanno raggiunto grandi risultati grazie al proprio partner, (senza voler metter in discussione le donne e gli uomini che lo hanno fatto da soli), ne cito due: Stravinsky a cui la moglie correggeva gli spartiti e Salgado che tutt’oggi ha l’appoggio della sua compagna nei suoi progetti, cosa a cui non si da rilevanza se vogliamo darne, perchè di questo si tratta, andare nel dettaglio così come si fa per le donne.

        Ecco quindi che appoggio questo articolo, perché nelle biografie delle donne la vita privata/sentimentale (quando presente) viene descritta come il binario su cui viaggia il loro successo, mentre in quella degli uomini è semplicemente subordinata o addirittura velata da tutto il resto.

        V.

        Very interesting article.
        Just few days ago I was reading the biography of Coco Chanel on-line and it emphasized the part relating to her lovers and the influence that they had on her career. Also in wikipedia it seems that they made her success.
        What struck me most were the doubts aroused in me after reading the articles and even now while I’m writing. I wonder if I’m too strict, because in that time Chanel was in bad finances and without their help she would no arrive where now Lagerfeld is.
        But I don’t have to have any doubts, because a good number of incredible people have achieved great results thanks to the help of their partners. I want to mention men such as Stravinsky whose wife corrected his scores or Salgado who still has the support of his wife in all his projects, and it’s very difficult to read something about that.
        Hence in the majority of women’s biographies private/love life is described as the rail on which traveling their success, while in men’s biographies this is just hidden from all the rest.
        V.

        Liked by 1 person

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