review · women in architecture

“Scusate se esisto”: è la protagonista a parlare oppure il film stesso?

(English version follows)

Nell’ultimo mese diverse persone mi hanno consigliato di guardare il film del 2014 “Scusate se esisto”, diretto da Riccardo Milani. Qui il Trailer per chi se lo fosse perso (anche se a mio avviso è fuorviante, perchè sembra che il film racconti la storia d’amore tra i due protagonisti.. come infatti è anche stato interpretato in questo articolo, che cito: “Il film racconta una storia d’amore tra Serena e Francesco”… beh, non proprio).

L’ho guardato con interesse, perchè particolarmente collegato al mio campo di ricerca: un’architetta che stenta a far riconoscere il suo valore in quanto donna. Apprezzo moltissimo il fatto che il film abbia utilizzato un progetto davvero esistente come filo conduttore della narrazione, la riqualificazione del Corviale a Roma, progetto dell’architetta Guendalina Salimei.

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Un render del chilometro verde, progettato da Guendalina Salimei. Immagine presa dal sito web del T Studio, qui.

Vorrei esordire dicendo che è decisamente un film ben costruito e divertente, che lascia modo alla Cortellesi di spaziare tra i suoi molteplici talenti e creare un personaggio verosimile e contemporaneo. Però, per il resto, sembra l’ennesima riprova che un film italiano divertente debba sempre attingere ai più comuni stereotipi sociali. E qui alludo alla donna che si innamora sempre dell’uomo sbagliato, alla figura del gay effeminato (e che ha tanti partner), ai parenti invadenti e paesanotti (nonostante le scene con la zia Carmelina siano esilaranti, confermando forse il motivo per cui questi stereotipi vengano sempre riutilizzati nel cinema).

Mi è piaciuto molto il tono di denuncia che il film ha voluto prendere nei riguardi della condizione secondaria che le donne assumono spesso sul luogo di lavoro, ma nel film queste sembrano assumerla SEMPRE – un po’ scoraggiante no? Qui le donne vengono dipinte come estremamente capaci e determinate, ma direttamente o indirettamente succubi degli uomini.

Eppure, questa innovazione nei temi sarebbe potuta essere sviluppata in modo più costruttivo perchè, a mio parere, i dettagli del film hanno soltanto confermato il problema, rendendolo ancora più radicato. Nel film, anche se potrebbe sembrare, non c’è il lieto fine: non basta che una donna si arrabbi e mandi a ‘fanculo’ (citazione dal film) il proprio capo maschilista, dato che perdere il lavoro non è una soluzione duratura. Puoi farlo una o due volte, ma poi sicuramente ad un certo punto ti capiterà di cedere, sempre che l’obiettivo finale sia quello di voler mangiare.

In particolare, i punti che non mi hanno convinto sono i seguenti:

  1. Serena è una persona fuori dalla norma: disegnava l’uomo vitruviano a 6 anni e ha preso svariati master in molte lingue che padroneggia. Serena è la super donna, Wonder Woman. Questo va a dare più credito alla tesi che l’unica possibilità per una donna di affermarsi professionalmente è quella di essere geniale, decisamente migliore rispetto a qualsiasi uomo o donna.
  2. L’amico gay. Perchè continuare a perpetuare questa idea che gli uomini eterosessuali non possano essere alleati delle donne nella battaglia per l’uguaglianza dei sessi? Perchè un uomo gay dovrebbe essere complice di una truffa per aiutare una persona che conosce da un mese, mentre un uomo etero che dimostra in più occasioni di essere al suo fianco viene tenuto all’oscuro di tutto fino alla fine? Siamo d’accordo che gli omosessuali, come le donne, facciano parte di minoranze della società e che spesso nutrano un sentimento di mutuo soccorso, ma perchè soltanto gli uomini etero, a differenza degli uomini gay, dovrebbero sentirsi minacciati professionalmente da una donna? E’ davvero cosi’ importante il genere del proprio avversario professionale?
  3. Serena ha un lavoro promettente, soddisfacente e redditizio in Gran Bretagna, e quali sono i motivi per cui torna in Italia? Per il clima, il cibo e… la mancanza di uomini?!? Davvero questo potrebbe giustificare il dover andare in giro in motorino per Roma vendendo le proprie capacità ad un “Compro Oro” progettando per lui un mausoleo d’oro con inciso SPQR? Parlo da persona che vive proprio in Gran Bretagna, e scrivo questo post durante una soleggiatissima giornata di fine Gennaio, mentre in cucina bolle l’acqua per un delizioso pesto fatto in casa, e stasera sarò a cena con una mia amica italiana e il suo fidanzato inglese.

Il titolo che ho dato a questo post si riferisce al fatto che il film, nonostante il cast stellare e i temi estremamente attuali ed interessanti, non è riuscito ad ottenere un discreto seguito di spettatori. E, tristemente, è stato ricordato più come “il film in cui Raoul Bova fa il gay” invece di quello “in cui la Cortellesi è un genio dell’architettura, oltre ad essere esilarante”.

Ps. Naturalmente anche l’immagine che ho scelto come copertina del post (presa qui) è indicativa di come le strategie di mercato a volte possano essere controintuitive… dal poster sembra che sia Raoul Bova a dire “Scusate se esisto!”…

E a voi e’ piaciuto il film?


“Do You See Me?”: is the main character speaking or is the film itself?

Over the last few months many people have recommended me to watch “Do You See Me?”, a 2014 film directed by Riccardo Milani. Here you can see the original trailer with English subtitles, though I’m not sure whether the film has been translated into English yet. But be careful, because the trailer is misleading: it seems to be telling the love story between the two main characters, when it is not the case at all.

I watched the film with a lot of interest, given the connection to my research field: a female architect who struggles to get recognition of her value because of her gender. I really admired the fact that a real project has been used as the main theme around which the film pivots: the redesign of Rome’s Corviale, a project developed by the architect Guendalina Salimei.

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A rendered image of the Green Kilometer, a project designed by Gendalina Salimei. Image from T Studio’s website, here.

I would like to start this review saying that the film is definitely well-created and funny, allowing Paola Cortellesi (the main actor) to draw on her various talents to create a plausible and contemporary character. But, except for this aspect, the rest is the umpteenth confirmation that an Italian comedy always needs to draw upon common social stereotypes. Here I allude to the woman that always falls in love with the wrong man, the representation of the feminine gay man (with a lot of sexual partners), family members are invasive and provincial (although the scenes with aunt Carmelina are admittedly hilarious, possibly confirming the reasons why these stereotypes continually reappear in comedies).

I also liked the condemning tone towards the secondary positions that women often take in the workplace. However, in the film it looks like women are ALWAYS undertaking these secondary positions – a bit discouraging, right? Here women are portrayed as extremely competent and resolute but, directly or indirectly, subjugated to men.

And yet, the film’s thematic innovation could have been developed in a more constructive way, because it seems that many details are just confirming the problem. The film, even if it would seem the opposite, does not show any happy ending: it is not enough for a woman to get angry and swear at her sexist boss, given the fact that losing a job is not a sustainable solution. You can do it a couple of times, but then you need to give up at some point, if your final aim is to survive.

Specifically, the points that didn’t convince me are the following:

  1. Serena is a person out of the ordinary: she was able to draw the Vitruvian Man when she was 6, she took many Masters degrees in different languages. Serena is a super woman, she is Wonder Woman. And this just corroborates the thesis that the only possibility for a woman to establish herself professionally is to be gifted, definitely better than any other woman or man.
  2. The gay friend. Why on earth do we need to perpetrate the idea that heterosexual men can’t be women’s allies in the fight for gender equality? Why a gay man should be an accomplice of a scam to help a relative stranger, whereas a straight man who demonstrated on more than one occasion to care about her is kept in the dark until the very end? We agree on the fact that homosexuals men, like women, are part of a minority and they often share sentiments of mutual help, but why should straight men feel professionally threatened by women, whereas gay men shouldn’t? Is the gender of a professional competitor so relevant?
  3. Serena has a promising, satisfying and profitable job in the UK, and what are the reasons why she decides to move back to Italy? For the weather, the food and… the lack of men?!? Does it really remotely justify the need to ride an old moped across Rome underselling her skills to a “Buy Gold” company (a commercial activity that buys gold for money) and designing a golden mausoleum? I’m speaking as an Italian person who lives in the UK, and I’m writing on a sunny day in late January while I’m waiting for my pasta with a delicious handmade pesto to be ready… and tonight I will have a dinner with an Italian friend and her British boyfriend.

The post’s title refers to the fact that the film, despite the famous cast and its contemporary and interesting subject, didn’t manage to get a decent number of viewers. And, sadly, it has been talked about more because it’s the film “where Raoul Bova plays a gay character” rather than the one “where Paola Cortellesi is an architect genius, other than being hilarious”.

PS. Obviously the featured image I picked (from here) is indicative of how market strategies are (too) often counterintuitive… that poster suggests that is the male character saying “Do you see me?”…

And what about you? Did you like the film?

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