thoughts · women in architecture

Architetta o architetto?

(English version follows)

Ok, mi preparo a scendere su questo campo minato: architetta o architetto? So che molti hanno un’opinione diversa dalla mia in merito, però anche io, come voi, un tempo ero contraria a questa forma di differenziazione, pensavo “Ma come? Vogliamo l’uguaglianza e creiamo linguisticamente una differenza?”. Ma leggerne e discuterne (beh, non qui in UK perchè la lingua inglese è più democratica da questo punto di vista e non ha genere) mi ha portato a riflettere, e cambiare idea.

In un’intervista su Archinoia sostenevo che “Credo che di questi tempi sia di fondamentale importanza abituarci a dire “architetta”: è come se fosse un atto politico in cui affermiamo la nostra esistenza in quanto architette e non in quanto architetti difettosi, che hanno bisogno di un ulteriore aggettivo per diventare complete”. Perchè noi, ammettiamolo, spesso siamo l’architetto donna, non l’architetto e basta.

Vorrei però condividere con voi il percorso che mi ha portato a questa conclusione, partendo proprio da una delle critiche più intelligenti al sostantivo femminile: “Allora perchè usiamo guardia e non guardio?”.
Benvenga “guardio”! Anche in questo caso caso faremmo un favore alle donne guardia riconoscendo linguisticamente la loro esistenza!

Partiamo da un esempio, leggete questa frase: “La giunta regionale si è riunita, con tutti i sindaci della Regione, per lavorare ad una legge sulla salvaguardia…”. Ora siate onesti, questi “sindaci” che aspetto avevano? C’era per caso qualche donna nella stanza della vostra immaginazione? L’importanza di usare la parola sindaca è di creare VISIVAMENTE nel nostro immaginario collettivo la figura di donne che rivestono quella carica. A che serve? E’ importante come esempio per l’intera società, a partire dalle bambine. Se la nostra lingua, e quindi di conseguenza la nostra immaginazione, è limitata, come possiamo aspettarci che le giovani donne possano considerare di voler essere qualcosa che non esiste?

E cosa c’entra la guardia in tutto questo? Se usassimo un’altra frase di esempio come in precedenza: “i detenuti erano supervisionati dalla guardia che era in servizio in quel momento”, a che genere appartiene la guardia nella vostra immaginazione? E’ ancora un uomo! Quindi iniziare a chiamarlo guardio è, ancora una volta, un beneficio per le donne. Perchè almeno smetteremmo di dare per scontato che qualsiasi ruolo sia ricoperto da un uomo (nel caso di sostantivi per cui non è comune utilizzare più di un genere). Anche le parole femminili possono essere maschiliste. Mettere in dubbio l’uso storico che ne facciamo non è un attacco di principio al rigore della lingua italiana, ma un tentativo di neutralizzare antichi stereotipi e, di conseguenza, la parola stessa e l’immagine che ne abbiamo costruito nel nostro immaginario collettivo.

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Un’immagine della crusca, che viene sempre eclissata dalla sua più famosa omonima Accademia della Crusca. Foto di Hans Hillewaert

Non entro nel merito della correttezza linguistica, perchè l’accademica della Crusca ha già speso abbondanti parole al riguardo, e ci ha dato il via libera. Del resto la lingua è in continuo mutamento, e rimanere legati alla correttezza formale rinascimentale mi suona, ahimè, alquanto obsoleto. Se qualche parola suona male è soltanto perchè non abbiamo ancora avuto modo di abituarci a questo suono. E se non siete d’accordo allora non siete più autorizzat* a dire “cliccare, manager, jobs act, …. e petaloso”.

Per concludere, negli ultimi tempi ho parlato con tante persone che erano sostanzialmente d’accordo con me, però erano un po’ dispiaciute del fatto che architetta, a differenza di sindaca ed ingegnera, richiama… beh… nel suffisso… arrossiamo. Perchè, ancora una volta, dobbiamo vergognarci del nostro corpo? Diciamolo insieme: TETTA!

E voi che ne pensate? Comincerete/continuerete a dire architetta?

Immagine di copertina presa qui.


Using architetta or architetto to address a female architect?

This post wouldn’t make much sense for an English reader if literally translated into English, because your language is way more democratic than Italian, since nouns don’t have gender. In Italian each word is either feminine or masculine, therefore associated with the related article – for example the bicycle is feminine, the cat is masculine… God knows why, and there’s no way you can guess it if you’ve not been raised in Italy.

Having said that, there’s a debate emerging in Italy at the moment: some nouns for professions are used in both the masculine and feminine form, such as nurse and teacher; and others only in the masculine form (evidently coming from an historical sexual division of labour), such as doctor, engineer and… architect. So my title question is simple: should we use the feminine architetta or the masculine architetto? But now let’s go back to the post.

I am ready to enter the battlefield of the debate: architetta or architetto? I am aware that many people have a different opinion compared to mine but, once upon a time, I was one of them. “How can we reach equality by creating, linguistically, a difference?”. But since then I read and I discussed about the matter, until I changed my mind.

In an interview on Archinoia I affirmed: “I think that now it is of fundamental importance to get used to say architetta: it’s a political act by which we affirm our existence as architette and not as defective architects, who need an extra adjective to become complete”. Because, let’s admit it, we are often the female architect, not just The architect.

But I would also share with you the path that lead me to this conclusion, stating from one of the most intelligent criticism to the use of the female noun: “Why do we use guardia and not guardio then?” (respectively the only used form to say guard – which is a feminine noun – and the masculine noun which is not common at all). Well then… using guardio would be great! Also in this case we would do a favour to women with the linguistic recognition of their existence!

Let’s start from an example, read this sentence: “Different councils from the area gathered, with all the mayors present, to work on a law about…”. Now, be honest, what do these mayors look like? Were there were any women in the room of your imagination? The importance of using the word sindaca (the rare feminine for mayor) is to VISUALLY create in our collective imagination the image of women who fulfill that position. Why is it important? Because it’s an example for the whole society, starting from girls. If our language, and therefore our imagination, is limited, how could we expect young women wanting to be something that doesn’t even exist?

But what happened to the guard then? Using another sentence as an example like we did before: “some of the inmates were supervised by the guard who was in charge that day”, what genre is the guard in your imagination? He’s still a man! So, starting to call him guardio (the more unusual male noun for guard) would be, again, beneficial for women. So we would stop taking for granted that every professional role is fulfilled by a man (in the case of nouns not usually used in both the masculine and feminine forms). Female nouns could be sexist too. Challenging the historical use of nouns it’s not a direct attack in principle to the rigour of the Italian language, but an attempt to neutralise old stereotypes and, as a result, the word itself. And therefore the related image we build in our collective imagination.

To conclude, I recently spoke with many people about it, and they essentially agree with me, but they are still a bit disappointed by the fact that archi-tetta (tetta means tit), differently from sindaca (mayor) or ingegnera (engeneer), recall… well.. in the suffix… we blush. Why, once again, are we ashamed of our body? Let’s say it together: BOOBS!

Featured image took here.

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